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La FRAGOLA


LE ORIGINI


Originaria delle Alpi, dove cresceva allo stato selvatico, la fragola (Fragaria vesca veniva  chiamata fragrans dai Romani, in omaggio al suo intenso profumo. Sulle tavole  dell'antica Roma questo frutto compariva regolarmente in coincidenza con le feste in  onore di Adone, alla morte del quale, come narra la leggenda, Venere pianse copiose  lacrime, che, giunte sulla terra, si trasformarono in piccoli cuori rossi: le fragole.
Fino al XVII secolo, in Europa venivano coltivate piante di specie selvatiche autoctone  (Fragaria vesca, F. viridis, F. moschata) e altre introdotte dall'America del Nord (F. virginiano). Il contributo più importante alla coltivazione di questa specie lo fornì un  ufficiale francese, che importò dal Cile le piante madri utilizzate come base per la  costituzione dell'ibrido Fragaria x ananassa, a cui appartengono tutte le cultivar  attualmente diffuse.

Nel regno della frutta primaverile, tenera, golosa, la fragola e’ la regina incontrastata. Al tempo dei Romani il piccolo achenio dal bel colore rosso, era conosciuto per la sua delicata fragranza con il nome di fragaria e era sempre presente sulle tavole dei patrizi. Piu’ tardi, viene data per certa la sua comparsa negli orti di Francia come pianta ornamentale legata al nome del celebre giardiniere di Luigi XV, La Quintinie. Nel XVI secolo, le sue qualita’ erano gia’ ben note ed apprezzate, tanto che si credeva che esse potessero servire a prolungare la vita. Una coltivazione piu’ intensiva inizia nella seconda meta’ del XVIII secolo e nel XIX, con l'introduzione della specie americana e con la creazione di numerosi ibridi.
La fragola appartiene alla famiglia delle rosacee, ama il clima temperato e una esposizione non molto soleggiata, cresce selvatica in boschi, macchie e luoghi freschi in tutta l'Italia continentale e insulare ma puo’ essere facilmente coltivata. Per il botanico non e’ un frutto ma un'erba, e in Europa se ne conoscono tre specie spontanee diverse: vesca, moscata e viridis. La prima ha un un arbusto che raggiunge 10-30 cm d'altezza. Le foglie trifogliate con margini dentati, sono di colore verde scuro sulla pagina superiore e grigio argento su quella inferiore. I fiori riuniti in numero di 5-8, hanno cinque petali bianchi con numerosi stami. I fusti striscianti (stoloni) emettono radichette che danno origine a nuove piantine.
La maturazione dei frutti avviene da maggio a luglio secondo le zone ma, tecnicamente, i veri frutti sono solo quei minuscoli granuli che si staccano dalle fossette del ricettacolo dove sono immersi, mentre i corti peluzzi che si trovano fra di essi sono i resti degli stili. Meno diffuse sono invece la fragaria moscata, riconoscibile dai fusti fioriferi eretti e piuttosto alti sopra le foglie e dai frutti un po’ ristretti a pera alla base e la fragaria viridis con fusti fioriferi bassi, foglie lucenti come seta e frutti piu’ piccoli.
La storia della fragola europea cambio’ decisivamente con l'introduzione della specie americana. Nel 1623 era arrivata in Francia la fragaria virginiana dell'America del Nord, con frutti molto piu’grossi; successivamente nel 1712 fu importata la fragaria chiloensis del Cile anch'essa con frutti molto grandi. Iniziarono cosi’ le prime ibridazioni dalle quali sono nate le fragole che ancor oggi deliziano la nostra tavola.
Nella letteratura erboristica la fragola e’ esaltata per le sue proprieta’ nutrienti, rinfrescanti, astringenti, diuretiche, antigottose e per la benefica azione depurativa sul sangue. Ricca di vitamine A, B1, B2, e C, zuccheri, fosforo, calcio, ferro , pectine, flavoinoidi e acido salicilico, e’ un alimento di notevole valore per adulti e bambini ma puo’ provocare in persone predisposte fenomeni allergici. Essa e’ pertanto vietata a pazienti gia’ affetti da eczema e orticaria, mentre viene sconsigliata ai diabetici, ai dispeptici e agli obesi.

LA COLTIVAZIONE DELLA FRAGOLA

A livello mondiale, nell'ultimo triennio, la produzione di fragole si è attestata attorno ai 2.5 milioni di tonnellate; i maggiori produttori sono Stati Uniti, Polonia, Giappone,  Spagna, Italia, Russia e Corea. In Italia questa coltura interessa una superficie pari a circa 6.000 ettari, da cui si ottiene  una produzione superiore alle 130.000 tonnellate. Il primato produttivo spetta alla  Campania, da dove proviene il 31% del raccolto nazionale; seguono Emilia-Romagna  (15%), Basilicata (14%), Veneto (12%), Piemonte (10%)  Lazio (7%) Sicilia (2%)

 
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